mercoledì 16 maggio 2012

IL MITO DELLA CRESCITA INFINITA. FORTI M., I nuovi limiti alla crescita, IL MANIFESTO, 9 maggio 2012

Quarant'anni fa hanno scandalizzato l'ortodossia economica criticando «dall'interno» il mito della crescita economica illimitata. Ora insistono. Un nuovo rapporto del gruppo internazionale noto come Club di Roma affronta il problema del cambiamento del clima, e sostiene che «l'umanità potrebbe non sopravvivere sul pianeta se continuerà sulla sua via di eccessivi consumi e calcoli a corto termine».


Pubblicato in preparazione del nuovo summit delle Nazioni unite sull'ambiente e lo sviluppo, in giugno (il «Rio più 20», in ricordo del Summit della terra del 1992 a Rio de Janeiro), il nuovo studio sponsorizzato dal Club di Roma disegna uno scenario ai prossimi 40 anni (2052: A Global Forecast for the Next Forty Years). L'autore, Jorgen Randers, fa notare che le cooncentrazioni crescenti di anidride carbonica nell'atmosfera (il principale dei gas a «effetto serra») continuerà a crescere, e provocherà un aumento medio della temperatura globale intorno ai 2 gradi centigradi da qui al 2052 - cioè tra quarant'anni - che potrebbero diventare 2,8° nel 2080. E' un aumento drastico: il riscaldamento del pianeta sta avvenendo molto più in fretta di quanto previsto, ed è tale da innescare un processo irreversibile di cambiamento del clima molto più presto di quanto si pensasse. Randers insiste: la principale causa del riscaldamento globale e del conseguente cambiamento climatico, e di tutta una serie di problemi futuri per la specie umana, è che siamo dominati da modelli economici e politici a corto termine. «Viviamo in un modo che non può continuare per generazioni senza un cambiamento profondo», ha detto lunedì, presentanto il suo libro in Olanda. «L'umanità ha ormai superato la disponibilità di risorse della Terra, e in alcuni casi vedremo collassi su scala locale già prima del 2052. Emettiamo due volte la quantità di gas di serra in un anno che può essere assorbita dalle foreste e dagli oceani del pianeta». In questo senso, lo studio pubblicato lunedi riprende le questioni sollevare quarant'anni fa da The limits of growth («I limiti alla crescita», anche se nella traduzione italiana divenne I limiti allo sviluppo). Il problema è che siamo governati dalla prospettiva di corto termine, insiste l'autore: «Abbiamo bisogno un sistema di governance ndr] che guardi più al lungo termine. E' improbabile che i governi approvino normative che obbligano i mercati a destinare più soldi a soluzioni favorevoli al clima, e non dobbiamo assumere che i mercati da sé lavoreranno per il bene dell'umanità». L'umanità ha cominciato ad adattarsi ai limiti delle risorse, sostiene Randers, ma troppo lentamente. Da qui a 40 anni, argomenta, dobbiamo aspettarci che le economie oggi dominanti, Stati uniti in testa, saranno stagnanti, mentre progrediranno quelle di Brasile, Russia, India, Sudafrica (e in questo non è il primo a fare simili previsioni). Anche la Cina avrà successo, grazie alla sua capacità di agire: nel 2052, i consumi procapite cinesi saranno almeno due terzi di quelli degli Stati uniti, dice Randers. Il nuovo studio del Club di Roma continua a vedere l'aumento della popolazione come una minaccia (la popolazione globale raggiungerà il picco nel 2042, prima di fermarsi). Tra le soluzioni proposte dallo studio (oltre a fare meno figli, soprattutto nei paesi più ricchi) si parla di alleggerire la nostra «impronta ecologica» mettendo fine al gigantesco consumo di combustibili fossili; «costruire un sistema energetico moderno a bassa produzione di carbonio per i paesi in via di sviluppo», e darsi sistemi di governo che guardino meno al corto termine e siano capaci di tenere a bada «la natura distruttiva dell'avidità capitalista e della corruzione delle democrazia».

   
 

Nessun commento:

Posta un commento