lunedì 13 febbraio 2023

CAPITALISMO ESTETICO. UNA RASSEGNA. CODELUPPI V., Quando il capitale indossa gli abiti dell’artista, IL MANIFESTO, 21.09.2013

 L’estetica viene solitamente considerata una materia poco rilevante e di essa si occupano solamente alcuni filosofi. Ma si tratta di qualcosa che è troppo importante per abbandonarla a se stessa. Per dimenticare cioè la lezione che Georg Simmel ha lucidamente impartito già alla fine dell’Ottocento: la crucialità della dimensione estetica per la comprensione del funzionamento delle società moderne. Cioè l’idea che il sistema sociale possa essere adeguatamente interpretato solamente analizzando i linguaggi estetici che si applicano alle molteplici forme d’espressione della quotidianità (design, architettura, moda, pubblicità). Dopo più di un secolo di sviluppo delle componenti immateriali nell’economia e nella società, la tesi di Simmel appare oggi più che mai vera e alcuni volumi recenti ce lo confermano.

CONSUMISMO ESTETICO. GAMBARO F., Gilles Lipovetsky "Ormai siamo tutti consumatori estetici", REPUBBLICA, 22.08.2013

 PARIGI - "Oggi, il vettore dell'estetizzazione del mondo non è più l'arte, ma il consumo ". Per Gilles Lipovetsky, il trionfo del "capitalismo artista", che ha fatto dell'estetica uno strumento essenziale della propria espansione, sta trasformando radicalmente la società e la percezione stessa dell'arte.

CAPITALISMO ESTETICO. BRUNI L. L’«Aut Aut» di Kierkegaard e altre grandi idee per questo tempo di crisi, AVVENIRE, 3.09.22

 Le aziende in quanto venditrici cercano suggestionabili consumatori e in quanto produttrici lavoratori fedeli. Le stesse persone. E il conflitto è incipiente ma già grave. Crisi ambientale ed energetica hanno smascherato il bluff definitivamente: il tempo è scaduto. Serve pentimento: non una transizione lenta bensì una conversione forte.

«Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire "bisogna far questo o quello"; ma la nave, mentre egli non ha ancora deciso, avanza. Così anche per l’uomo, alla fine giunge un momento in cui non ha più la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non l’ha fatto».