domenica 28 ottobre 2012

EVASIONE FISCALE SECONDO SAN TOMMASO. ECO U., Evasione e compensazione occulta, L'ESPRESSO, 30 agosto 2012


Sulle regole del diritto san Tommaso aveva regole chiare e severe e non avrebbe concordato con Berlusconi quando diceva che i cittadini erano da comprendere se evadevano un fisco troppo esoso. La legge è legge

C i sono evasori fiscali in tutti i paesi perché il dispiacere di pagar tasse è profondamente umano. Ma si dice che gli italiani siano più inclini di altri popoli a questo vizietto. Perché?

Devo riandare ad antichi ricordi, e rievocare la figura di un vecchio padre cappuccino di grande umanità, dottrina e bontà, a cui ero molto affezionato. Ora questo amabile vegliardo, nel comunicare a me e ad altri giovani i principi dell'etica, ci aveva spiegato che contrabbando ed evasione fiscale, se sono peccati, lo sono in modo veniale perché non contravvengono a una legge divina, bensì solo a una legge dello Stato.

AVREBBE DOVUTO RICORDARE sia la raccomandazione di Gesù di dare a Cesare quel che è di Cesare, sia quella di San Paolo ai Romani ("Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse"). Ma forse sapeva che, nei secoli passati, alcuni teologi avevano sostenuto che le leggi fiscali non obbligano in coscienza, ma soltanto in forza della sanzione. Però, nel riportare oggi questa opinione, Luigi Lorenzetti, direttore della "Rivista di Teologia Morale" commenta:«Si fa torto, però, a quei teologi se si ignora il contesto sociale ed economico che li ha indotti a inventare tale teoria. L'organizzazione della società non era per niente democratica; il sistema fiscale ingiusto, gli esosi balzelli opprimevano i poveri».

Infatti il mio cappuccino citava un altro caso, quello della compensazione occulta. Per dirla nel modo più semplice, se un lavoratore ritiene di essere ingiustamente sottopagato, non fa peccato se sottrae tacitamente quel di più a cui avrebbe diritto. Ma solo se la sua paga è evidentemente iniqua e gli si nega la possibilità di appellarsi alle leggi sindacali. Però su un argomento del genere lo stesso san Tommaso aveva suoi dubbi. Da un lato «quando una persona versa in tale pericolo... allora uno può soddisfare il suo bisogno con la manomissione, sia aperta che occulta, della roba altrui. E l'atto per questo non ha natura di furto o di rapina» (Summa Theologiae II-II, 66, 7). Dall'altro «chi prende la roba propria a chi la detiene ingiustamente, pecca non già perché fa un torto a costui... ma pecca contro la giustizia legale, perché si arroga il giudizio sui propri beni scavalcando le regole del diritto» (Summa II-II, 66, 5). E sulle regole del diritto san Tommaso aveva idee chiare e severe, e non avrebbe concordato con Berlusconi quando diceva che i cittadini erano da comprendere se evadevano un fisco troppo esoso. Anche per Tommaso la legge era la legge.

Tuttavia la concezione tomista del diritto di proprietà era cattolicamente più "sociale", in quanto la proprietà era da considerarsi giusta "quanto al possesso" ma non "quanto all'uso": se io ho un chilo di pane acquistato onestamente ho diritto di esserne riconosciuto proprietario, ma se accanto a me c'è un barbone che muore di fame dovrei dargliene una metà. Sino a che punto l'evasione è compensazione occulta?

In un "Trattato di teologia morale" che trovate su Internet sul sito Totus Tuus, mentre si raccomanda di attenersi alle leggi vigenti e si osserva che «la parte più sana della popolazione»paga le tasse e non fa contrabbando, si ammette tuttavia che«l'evasione comunque non è riguardata come fatto lesivo dell'onore (la stessa legge la considera illecito amministrativo e non reato), sebbene crei un senso di disagio morale». E quindi avrebbe torto Monti a dire che gli evasori sono ladri: sono solo delle persone che dovrebbero provare disagio morale.

MA IL MIO ECCLESIASTICO di cui dicevo prima non scendeva in queste sottigliezze casuistiche, si limitava a dire che evasione e contrabbando non sono peccati mortali perché vanno "soltanto" contro le leggi dello Stato. E in questa sua posizione mi pare riflettesse una educazione che aveva ricevuto da giovane, prima dei Patti Lateranensi, per cui lo Stato era una cosa così cattiva che non bisognava dargli retta. Si vede che qualcosa di queste antiche idee è rimasto nel Dna del nostro popolo.

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