lunedì 28 marzo 2016

IL LAVORO IN ITALIA DOPO LA RIFORMA DEL LAVORO. G. MARTINI, Garanzia Giovani, numeri flop: solo 3 su 100 trovano un lavoro, LA STAMPA, 27 marzo 2016

A quasi due anni dal lancio, il programma Garanzia Giovani, nato per aiutare gli under 30 a trovare un lavoro, si rivela un flop. È quanto emerge da un report dell’Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), ente pubblico di ricerca che dipende dal ministero del Lavoro. Quasi un milione di giovani si sono iscritti al programma, ma solo 32 mila (il 3,7%) hanno trovato un lavoro vero. Dunque ciascun contratto è costato oltre 36 mila euro. Gran parte dei soldi arrivati dall’Europa (1,5 miliardi) si disperde in sprechi e costi burocratici. 



Progetto ambizioso
Il programma Garanzia Giovani nasce nel maggio 2014 per offrire opportunità di lavoro o formazione a ragazzi tra 15 e 29 anni, disoccupati o «neet» (coloro che non studiano, non lavorano e non si formano). In Italia sono oltre due milioni, circa un giovane su quattro. Da Bruxelles arrivano 1,5 miliardi di euro distribuiti alle Regioni in base al tasso di disoccupati.  

Oltre un milione di giovani si sono iscritti al piano, che garantiva una risposta in quattro mesi. Impegno in gran parte non rispettato. Al netto delle cancellazioni (per mancanza di requisiti o perché qualcuno nel frattempo trova lavoro) il totale di iscritti al 18 marzo è di 865 mila. Se ne aggiungono 7/8 mila ogni settimana. Numeri record nel campo delle politiche del lavoro. Gli uffici per l’impiego non riescono a gestirli. Dopo quasi due anni, un iscritto su quattro non ha ancora ricevuto risposta. Alcune regioni fanno ancora peggio. In Lombardia, Campania, Calabria e Molise uno su tre è ancora in attesa. In Piemonte il record negativo: senza risposta il 47% dei partecipanti. 

I 642 mila fortunati che hanno ricevuto una chiamata dai servizi per l’impiego risultano semplicemente «presi in carico» dal sistema: significa che effettuano un colloquio. Ma non si può valutare il successo del piano sulla capacità di istituire una pratica. Solo per 227 mila al colloquio ha fatto seguito una «misura concreta». In gran parte si tratta di tirocini. Oltre 52 mila hanno seguito corsi di formazione. I «veri» contratti di lavoro sono stati appena 32 mila. Cinquemila ragazzi sono stati invece indirizzati verso il Servizio civile. Il ministro Poletti, interpellato, preferisce non commentare.  


Lavori mascherati?
Come mai 139 mila tirocini, oltre quattro volte i contratti? Perché i ragazzi sono pagati meno e le imprese risparmiano due volte: buona parte della retribuzione è infatti coperta dai fondi europei di Garanzia Giovani in versione «Pantalone». La spesa per i tirocini ammonta a 404 milioni di euro. Niente di male, almeno finché non si scorre l’elenco delle offerte sul sito del ministero del Lavoro: commesso, muratore, cameriera, aiuto pizzaiolo, assistente idraulico, badante, barista. La verità è che il tirocinio è spesso lavoro mascherato con orari che a volte superano le 40 ore settimanali, ritardi nei pagamenti e nessun progetto formativo. E così nella bacheca annunci online c’è perfino chi cerca un pescivendolo ambulante «con esperienza». 

Il business dei corsi
Dove sono finiti gli 1,75 miliardi stanziati? Un euro su tre in tirocini. Il resto tra centri per l’impiego e bonus alle imprese. Ma anche in una miriade di corsi, convegni, seminari. Nel bilancio del programma ci sono 240 milioni di euro sotto la voce «formazione». Altri 120 sono destinati all’«accompagnamento al lavoro». Circa 75 milioni sono stati stanziati per affiancare i ragazzi che tentano di mettersi in proprio, mentre 61 milioni sono andati in accoglienza e orientamento. Il timore è che una fetta non marginale della torta si sia persa nei gangli della burocrazia. Perché i giovani senza lavoro, per tanti, sono un affare. 

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