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mercoledì 12 marzo 2025
domenica 9 marzo 2025
CAPITALISMO E VOCAZIONE SOCIALE. M. FAGOTTO F., Adam Smith moralizzatore del capitalismo, 9.03.2025
Un capitolo del libro di Mario Tronti “Dello spirito libero” dal titolo “Homo ethicus-oeconomicus” mi ha spinto a chiedermi se, alle origini, il capitalismo non abbia seguito, o sia stato costretto a seguire, finalità sociali piuttosto che quella strada più impervia e crudele dell’interesse egoistico privato.
Il capitolo è dedicato a Adam Smith il quale, prima di scrivere un classico dell’economia moderna, “La ricchezza delle nazioni”, si era occupato di filosofia morale pubblicando, nel 1759, la “Teoria dei sentimenti morali” che precedette di 17 anni la sua opera più famosa.
Tronti sostiene che Smith parta dalle due concezioni antropologiche allora a disposizione della cultura britannica del tempo: quella negativa che fa capo a Hobbes e Mandeville; quella positiva che ha come nomi di riferimento Hutcheson, Shaftesbury e Hume.
Rispetto alla cruda verità della prima (la guerra di tutti contro tutti può essere mitigata da un altrettanto terribile Leviatano), Smith preferisce la seconda che gli appare più utile: solo in un contesto di ragionevole coesistenza di “bene pubblico e felicità individuale” l’industriosità umana può meglio svilupparsi. Tuttavia queste due concezioni, alla fine, coesistono e “l’economista non solo ripudia il filosofo, ma quella filosofia si colloca alla base della sua economia”.