venerdì 26 febbraio 2016

NUOVE TIPOLOGIE DEL LAVORO. R. QUERZE', Smart working: cos’è e come funziona, CORRIERE DELLA SERA, 26 febbraio 2016

Primo: non chiamatelo telelavoro. Sarebbe troppo riduttivo considerare lo smartwork come semplice lavoro da casa. Il vero tratto distintivo del lavoro agile è il seguente: il dipendente non viene valutato per il numero di ore che mette a disposizione dell’azienda ma per i risultati che è in grado di garantire. Di conseguenza all’organizzazione non interessa più quando si timbra il cartellino ma se gli obiettivi sono raggiunti alla fine del mese.
Una volta entrati in quest’ottica, il fatto che si lavori da casa, dal bar, dalla casa della suocera diventa ininfluente per l’organizzazione. Tornando all’uso del tempo, in generale lo smartwork presuppone che si trascorra la settimana in parte a casa, in parte in ufficio. In questo modo si evita l’«effetto isolamento» e si mantiene il contatto diretto con capo e colleghi.

martedì 16 febbraio 2016

AUTOMAZIONE E DISOCCUPAZIONE. E. FRANCESCHINI, Allarme lavoro: i robot ruberanno il 50% dei posti, L'ESPRESSO, 16 febbraio 2016

LONDRA - Robot dotati di intelligenza artificiale potrebbero portare via all'uomo entro metà ventunesimo secolo il 50 per cento di tutti i posti di lavoro. E' il monito che arriva dal congresso annuale della American Association for Advancement of Science, che si è tenuto nei giorni scorsi a Washington. "I rapidi progressi compiuti nel campo dell'intelligenza artificiale e della robotica minacciano un futuro di disoccupazione di massa per l'umanità", afferma il professor Moshe Vardi, docente di computer science alla Rice University del Texas. "Se macchine intelligenti saranno presto capaci di fare praticamente qualsiasi cosa che fanno gli esseri umani, cosa faremo noi umani?"

mercoledì 3 febbraio 2016

LA MENTE DEL CONSUMATORE. I. D'ARIA, Cosa succede al cervello quando andiamo al supermercato, LA REPUBBLICA, 3 febbraio 2016

OME RIEMPIAMO il carrello della spesa? Con quale criterio scegliamo la borsa, quel tipo di pannolino per i nostri figli o proprio quella lampadina e non un'altra? E' una decisione difficile o semplice? Per molti di noi, potrebbe essere abbastanza complicato perché entrano in gioco diversi fattori: il prezzo, la qualità e anche la fedeltà ad un certo marchio possono influenzare le nostre scelte d'acquisto. Per questo, sono stati sviluppati dei veri e propri modelli matematici a volte molto complessi. Ma ora uno studio del Massachusetts Institute of Technology svela che in realtà il cervello fa dei ragionamenti molto più semplici e si limita ad elaborare una sorta di classifica dei vari prodotti che viene stilata quasi in automatico sulla base delle informazioni che abbiamo sui vari articoli da acquistare.

lunedì 1 febbraio 2016