Primo: non chiamatelo telelavoro. Sarebbe troppo riduttivo
considerare lo smartwork come semplice lavoro da casa. Il vero tratto
distintivo del lavoro agile è il seguente: il dipendente non viene valutato per
il numero di ore che mette a disposizione dell’azienda ma per i risultati che è
in grado di garantire. Di conseguenza all’organizzazione non interessa più
quando si timbra il cartellino ma se gli obiettivi sono raggiunti alla fine del
mese.
Una volta entrati in quest’ottica, il fatto che si lavori da
casa, dal bar, dalla casa della suocera diventa ininfluente per
l’organizzazione. Tornando all’uso del tempo, in generale lo smartwork
presuppone che si trascorra la settimana in parte a casa, in parte in ufficio.
In questo modo si evita l’«effetto isolamento» e si mantiene il contatto
diretto con capo e colleghi.