Il libro di Lorenzo Tecleme, Storie di (ordinario) Capitalismo selvaggio, non è un saggio. Non lo è dal punto di vista rigoroso del termine. É invece un racconto, molto fresco e narrativo, che riguarda otto storie emblematiche di cosa sia oggi il capitalismo. Non più, sempre che lo sia stato, quel processo di creazione di ricchezza che, per lo meno nei trent’anni successivi alla Seconda guerra mondiale, ha inglobato al suo interno gran parte del mondo occidentale, allargando il benessere complessivo e avendo al centro la produzione manufatturiera, ma un processo più complesso, mostruoso e che si lega sempre di più alla categoria del disastro e della catastrofe.
