giovedì 2 luglio 2026

CAPITALISMO SELVAGGIO. CANNAVO' S., Quanto è selvaggio il capitalismo, IL FATTO, 1.07.2026

 Il libro di Lorenzo Tecleme, Storie di (ordinario) Capitalismo selvaggio, non è un saggio. Non lo è dal punto di vista rigoroso del termine. É invece un racconto, molto fresco e narrativo, che riguarda otto storie emblematiche di cosa sia oggi il capitalismo. Non più, sempre che lo sia stato, quel processo di creazione di ricchezza che, per lo meno nei trent’anni successivi alla Seconda guerra mondiale, ha inglobato al suo interno gran parte del mondo occidentale, allargando il benessere complessivo e avendo al centro la produzione manufatturiera, ma un processo più complesso, mostruoso e che si lega sempre di più alla categoria del disastro e della catastrofe.




Tecleme racconta le storie della Pepsi-Cola e dell’esercito russo, la gestione privatistica del Covid-19, l’ascesa dei tecno-oligarchi, il ruolo dei grandi fondi di investimento, la colonizzazione di Marte o almeno la promessa di realizzarla, il caso dell’omicidio di Brain Thompson da parte di Luigi Mangione. E qui sta la forza del volume che, di fatto, si porta tranquillamente in spiaggia o in montagna, sempre che si sia disposti a sopportare la frustrazione che ne deriva. Perché tutte queste storie non sono altro che epitomi di un sistema sociale in cui il vettore dominante non è più solo il profitto, ma una sete di potere e una necessità di riservarlo a una casta oligarchica che rende il capitalismo del XXI secolo ancora più violento e pericoloso.

Il caso di Mangione che l’autore colloca alla voce “Capitalismo dei disastri” è certamente paradigmatico. Anche perché Mangione, condannato per omicidio del Ceo delle assicurazioni UnitedHealthcare, è diventato un’icona dei social e addirittura, apprendiamo dal libro, un crowfunding a suo beneficio, nonostante le piattaforme abbiano impedito la raccolta, ha cumulato fino a un milione di dollari. Il motivo è che la sua opposizione al sistema del delay, deny, depose utilizzato dalle assicurazioni (“ritarda”, “nega” e “difendi”) reso celebre dal film L’uomo della pioggia in cui Matt Damon sconfigge una potente società assicurativa, ha messo in vista la sproporzione di poteri tra i colossi capitalistici e il singolo individuo. E quando questo si è ribellato, nonostante abbia commesso un omicidio, è riuscito a conquistare una simpatia imprevista.

Il fatto è che i colossi si impastano a leader assoluti, siano essi magnati come Elon Musk e Peter Thiel oppure oscuri amministratori di società come BlackRock che controlla gangli decisivi di tutta l’economia mondiale. Del resto, scrive l’autore, “il capitalismo selvaggio è il predominio della finanza sull’economia reale“. All’oligarchia dominante, non a caso, corrispondono anche geografie selezionate come le piste da sci di Dubai, da cui il libro viene ispirato, o la città di Prospera nell’isola di Roatàn, nel mar dei Caraibi. Che, selezionatissima, si porta dietro anche il progetto di società farmaceutiche dagli studi sul ringiovanimento costante. Capitalisti super ricchi, oligarchi e che non vogliono morire mai. E per cercare di superare questa distopia “minarchica” come la chiama Javier Milei, presidente iper-liberista dell’Argentina, il metodo proposto è quello di riscoprire l’azione collettiva in grado di reagire.

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