venerdì 14 luglio 2017

TEORIE ECONOMICHE. ECONOMIA E PREDICIBILITA'. M. MUNAFO', Perché gli economisti non hanno previsto la crisi?, L'ESPRESSO, 14 luglio 2017

Ma perché nessuno ha visto arrivare questa crisi economica?». La domanda fatta davanti a quel pubblico non era una delle più originali, anzi: se non fosse stato per il contesto particolare e per gli ancor più speciali protagonisti della discussione, sarebbe stata forse derubricata come una banalità, una provocazione, niente di più. Ma visto che a porre il quesito è stata la Regina Elisabetta II di Inghilterra, e le persone a cui lo rivolge in quel novembre del 2008 sono gli accademici della prestigiosa London School of Economics, di banale c’è molto poco. L’economista è nudo: e a farglielo notare è un Sovran. Così, nei mesi successivi, gli studiosi si impegnano per formulare una risposta all’altezza della regnante, arrivando ad ammettere «un fallimento dell’immaginario collettivo di molte persone brillanti a livello nazionale 
e internazionale (gli economisti ndr) nel comprendere 
i rischi per il sistema nel suo complesso».

lunedì 10 luglio 2017

SOCIOLOGIA ECONOMICA. LA CRISI DEL CAPITALISMO OSSIA IL SUO TRIONFO ASSOLUTO. G. BATTISTON, Il capitalismo è morto per overdose perché ha avuto troppo successo, L'ESPRESSO, 10 luglio 2017

Il capitalismo sta morendo per overdose da sé stesso». È la tesi del sociologo Wolfgang Streeck, direttore del Max-Planck Institut di Colonia, tra i più autorevoli centri di ricerca in Europa. Nel suo ultimo libro, “How Will Capitalism End? Essays on a Failing System” (Verso book), Streeck conduce una diagnosi spietata sulle patologie del capitalismo democratico, quella particolare formazione sociale che, nel dopoguerra, aveva allineato democrazia e capitalismo intorno a un patto sociale che gli conferiva legittimità.

Dagli anni Settanta, con la fine della crescita economica e, poi, con l’avanzare della rivoluzione neoliberista, quel patto sociale viene meno. Il capitale avanza, la democrazia indietreggia. Saltano i vincoli politici e istituzionali che avevano trattenuto «gli spiriti animali» del capitalismo. Che vince, ma vince troppo. Oggi, a rivoluzione compiuta, il capitalismo è in rovina «perché ha avuto troppo successo», spiega Wolfgang Streeck a l’Espresso.

martedì 4 luglio 2017

LA FAME NEL MONDO. R. STAGLIANO', In un libro inchiesta la grande bugia sulla fame nel mondo, LA REPUBBLICA, 26 aprile 2016

MANTOVA. Che colossale abbuffata di ipocrisia si consuma intorno alla fame. Prima l’hanno ribattezzata «insicurezza alimentare», come se depotenziarla linguisticamente la rendesse meno micidiale. Poi hanno truccato le statistiche, per vantare inesistenti progressi in questa lotta che è di Sisifo solo per il sostanziale disinteresse di chi la combatte. Intanto i misteri abbondano: produciamo cibo per dodici miliardi di persone e tuttavia quasi un miliardo su sette di quelle che abitano sulla terra non ha di che riempire il piatto. La scomoda verità è che chi fa la fame oggi non lo deve tanto alla povertà propria quanto alla ricchezza altrui. Succede perché i due terzi di aiuti all’India vanno a finire nelle tasche dei funzionari corrotti. O perché la stessa percentuale dei soldi stanziati dagli Stati Uniti in realtà resta a ingrassare l’economia americana. O perché la Monsanto ha messo in piedi uno schema ricattatorio per lucrare sui semi. O perché i derivati sul grano valgono cinquanta volte di più della produzione del grano e questa e altre speculazioni hanno fatto triplicare il prezzo dei cereali, rendendoli proibitivi per chi ne aveva un bisogno vitale.

lunedì 26 giugno 2017

GLOBALIZZAZIONE E SFRUTTAMENTO DEL LAVORO. M. RICCI SARGENTINI, Cambogia, svenimenti di massa nelle fabbriche della Nike e dell’Asics, CORRIERE DELLA SERA, 25 giugno 2017

Le donne che lavorano nelle fabbriche cambogiane di alcune delle più note marche sportive, da Nike a Asics, soffrono di svenimenti a causa delle condizioni in cui sono costrette ad operare. Un’inchiesta pubblicata domenica 25 giugno su The Observer rivela che nell’ultimo anno più di 500 dipendenti di quattro diverse fabbriche che lavorano per Nike, Puma, Asics e VF Corporation sono state ricoverate in ospedale. L’episodio più clamoroso è avvenuto lo scorso novembre quando nell’arco di tre giorni sono svenute 360 operaie in una fabbrica che produce scarpe da ginnastica per la Asics nella provincia di Kamong Speu. Altre 150 lavoratrici hanno perso conoscenza in un laboratorio di prodotti Puma dopo che lo stanzone si è riempito di un denso fumo. In una fabbrica della Nike sono invece svenute 28 operaie mentre cercavano di fuggire da un incendio. A causare gli incidenti è spesso la mancanza di ventilazione e l’uso di prodotti chimici.