domenica 16 febbraio 2014

CRISI ECONOMICA E SUICIDI. REDAZIONE, Crisi, la tragedia infinita dei suicidi Nel 2013 uno ogni due giorni e mezzo, LA STAMPA, 15 febbraio 2014

http://kikukula2.blogspot.it/2014/02/crisi-economica-e-suicidi-redazione.html

GUERRA ED INDUSTRIA ITALIANA. R. COLELLA, Armi, fucili e interessi. L’industria italiana che finanzia le guerre d’Africa, IL FATTO, 16 febbraio 2014

Anticamente i romani si spinsero fino alla foci del Nilo in cerca di schiavi e soprattutto oro. In pochi riuscirono a rientrare a Roma. Alcuni morirono durante la spedizione, altri vennero inglobati dalle tribù locali. A fine 800 a Berlino il peggior sarto avrebbe tracciato delle linee diverse per ripartire i confini dei vari stati africani. Dalla sconfitta di Adua l’Italia avrebbe reagito con veemenza e spirito revanchista sganciando nel 1911 le prime bombe sul territorio libico cent’anni prima della guerra civile. Un primo assaggio dell’industria bellica made in Italy.

mercoledì 12 febbraio 2014

FINE DELLO STATO SOCIALE. S. SIMONCINI, L'assistenza ai dipendenti? La offre l'azienda, L'ESPRESSO, 10 febbraio 2014

Al piano terra del ristorante aziendale denominato “Il podio” (perché sia chiaro che in Ferrari vincono tutti ), l’atrio del nuovo edificio a forma di elicottero è inondato di luce e musica sinfonica. Comunica una sensazione di placido spaesamento. Accanto al punto di ascolto (una finestra di dialogo con la dirigenza), alcuni operai raccontano cosa fa l’azienda per i dipendenti. Si definisce in vari modi, tra cui Welfare integrativo aziendale, o Work-Life Balance, o, con sfumatura “ciellina”, Conciliazione famiglia-lavoro, ma anche, in un’accezione più larga, “Secondo Welfare”, con la variante trendy di Welfare 2.0, definizione che include anche i servizi di assicurazioni e fondazioni. È una frontiera poco esplorata dell’evoluzione del mondo del lavoro, su cui ora getta qualche luce il “Primo rapporto sul secondo welfare in Italia 2013”, pubblicato dal Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” di Torino.

domenica 9 febbraio 2014

LAVORO E MIGRANTI IN ITALIA. B. VECCHI, Siamo tutti working poor, IL MANIFESTO, 6 febbraio 2014

a con­di­zione lavo­ra­tiva dei migranti come con­di­zione esem­pli­fi­ca­tiva del lavoro vivo. È que­sta la cor­nice che rac­chiude i con­tri­buti del volume Navi­gando a vista. Gli autori si con­cen­trano su due comu­nità di migranti, met­tendo a fuoco il loro ruolo nell’economia veneta e le loro stra­te­gie per gestire le sli­ding door che rego­lano l’entrata e la cac­ciata dal mer­cato del lavoro. Gli autori fanno inol­tre parte di quella genia in via di estin­zione costi­tuita da ricer­ca­tori che uni­scono il rigore «scien­ti­fico» alla capa­cità di sta­bi­lire rela­zioni pari­ta­rie con le donne e gli uomini coin­volte nelle loro inchie­ste sul campo. Sono cioè ricer­ca­tori «par­te­ci­panti» e tut­ta­via «par­ti­giani» nell’analisi e nella cri­tica di una realtà lavo­ra­tiva come è quella dei migranti.
Il loro è dun­que un volume pre­zioso per com­pren­dere il regime di sfrut­ta­mento eser­ci­tato sui migranti. Ma è altresì impor­tante anche la cor­nice «teo­rica» da cui prende le mosse. Con­viene cioè com­piere un eser­ci­zio men­tale per capire se la nozione di «lavo­ra­tore povero» che ricorre nei saggi del volume possa fun­zio­nare anche per i «lavo­ra­tori indigeni».