L’idea di meritocrazia, diciamolo subito assieme al Nobel Amartya Sen “Ha tanti meriti ma non quello della chiarezza”. Il termine, innanzitutto, indica almeno due idee differenti: primo, il “governo dei meritevoli”, cioè un ordinamento politico e sociale nel quale coloro che spiccano per qualche qualità, virtù o competenza, sono preposti a prendere decisioni che influenzeranno la vita di tutti gli altri. Allo stesso tempo, e questa è la seconda accezione del termine, la meritocrazia indica un’idea di giustizia: i meritevoli, qualunque metrica si utilizzi per determinarne tale merito, devono essere premiati con la fama, il prestigio, la popolarità o il denaro, relativamente di più di coloro che hanno mostrato relativamente meno meriti.
L’ideale meritocratico si fonda su due premesse: la prima assume che il merito sia qualcosa di chiaro, trasparente e facile da misurare e la seconda che il mercato con la sua logica competitiva rappresenti l’ambiente più congeniale per far emergere e premiare i migliori, i più meritevoli, appunto.
