l volume collettaneo Navigando a vista, Migranti nella crisi economica tra lavoro e disoccupazione, curato da Devi Sacchetto e Francesca Alice Vianello (Franco Angeli, euro 23), apre una salutare breccia nella narrazione della crisi, mostrandone fratture, differenze e specificità, in un momento nel quale pare diffondersi un’immagine indifferenziata dei soggetti che ne sono colpiti. La ricerca si basa su un ampio apparato statistico e un lavoro sul campo che ha portato gli autori dei saggi inclusi a svolgere 170 interviste in profondità e oltre quattrocento interviste telefoniche tra i disoccupati e le disoccupate di origine marocchina e rumena iscritti ai centri per l’impiego di due comuni veneti, Camposampiero (Pd) e Montebelluna (Tv). Pur dedicando un’attenzione specifica al contesto d’indagine nella regione Veneto (Bruno Anastasia, Maurizio Gambuzza e Maurizio Rasera), i risultati della ricerca sono presentati tenendo ben presente la dimensione globale e transnazionale che investe il mondo del lavoro.
LONDRA - Tutta colpa di Reagan e della Thatcher. E' questa la risposta di prammatica alle domande sul perché in Occidente il gap ricchi-poveri sia paurosamente aumentato negli ultimi trent'anni e l'ineguaglianza tra l'1 per cento e il 99 per cento della popolazione in Europa e negli Stati Uniti sia diventata più evidente. Ma se la ragione di questo profondo mutamento sociale fosse un'altra? E' la tesi di un libro che fa molto discutere in questi giorni sulle due sponde dell'Atlantico. Si intitola "The second machine age" (La seconda età delle macchine), gli autori sono due accademici americani, Erik Bryniolfsson e Andrew McAfee, e la loro tesi è che la responsabilità di quanto è avvenuto sia da imputare più al progresso tecnologico, in particolare alla rivoluzione digitale, che a reaganismo e thatcherismo.