domenica 9 febbraio 2014

LAVORO E MIGRANTI IN ITALIA. G. GRAPPI, Intermittenti oltre la linea del colore, IL MANIFESTO, 6 febbraio 2014

l volume col­let­ta­neo Navi­gando a vista, Migranti nella crisi eco­no­mica tra lavoro e disoc­cu­pa­zione, curato da Devi Sac­chetto e Fran­ce­sca Alice Via­nello (Franco Angeli, euro 23), apre una salu­tare brec­cia nella nar­ra­zione della crisi, mostran­done frat­ture, dif­fe­renze e spe­ci­fi­cità, in un momento nel quale pare dif­fon­dersi un’immagine indif­fe­ren­ziata dei sog­getti che ne sono col­piti. La ricerca si basa su un ampio appa­rato sta­ti­stico e un lavoro sul campo che ha por­tato gli autori dei saggi inclusi a svol­gere 170 inter­vi­ste in pro­fon­dità e oltre quat­tro­cento inter­vi­ste tele­fo­ni­che tra i disoc­cu­pati e le disoc­cu­pate di ori­gine maroc­china e rumena iscritti ai cen­tri per l’impiego di due comuni veneti, Cam­po­sam­piero (Pd) e Mon­te­bel­luna (Tv). Pur dedi­cando un’attenzione spe­ci­fica al con­te­sto d’indagine nella regione Veneto (Bruno Ana­sta­sia, Mau­ri­zio Gam­buzza e Mau­ri­zio Rasera), i risul­tati della ricerca sono pre­sen­tati tenendo ben pre­sente la dimen­sione glo­bale e trans­na­zio­nale che inve­ste il mondo del lavoro.

ROBERTO MANIA, Più lavoro, fatturato e produttività: se il made in Italy emigra ci guadagna, LA REPUBBLICA, 9 febbraio 2014

Fa bene alle aziende italiane finire in mani straniere. Negli ultimi dieci anni le quasi 500 imprese tricolori acquistate dalle multinazionali estere hanno accresciuto l'occupazione, migliorato la produttività, aumentato il fatturato. Senza perdere l'identità nazionale del brand. Un esempio: Valentino oggi è di proprietà di un emiro del Qatar ma tutti continuano a pensare che sia un marchio italiano. È una ricerca di Prometeia che smonta il luogo comune.

È diffusa, infatti, la percezione che ogni qualvolta un marchio storico del made in Italy passa di mano e acquista un'altra cittadinanza ci si trovi di fronte a una perdita di valore (e di posti di lavoro) per la nostra economia e a un interesse nazionale indebolito. È vero il contrario. L'indagine di Prometeia ("L'impatto delle acquisizioni dall'estero sulla performance delle imprese italiane") realizzata per l'Ice, dice che dalla fine degli anni Novanta fino ad ora le imprese acquistate da gruppi stranieri hanno ottenuto performance positive: il fatturato è cresciuto del 2,8 per cento l'anno; l'occupazione del 2 per cento; la produttività dell'1,4 per cento.

giovedì 6 febbraio 2014

lunedì 3 febbraio 2014

OCCUPAZIONE DISOCCUPAZIONE TECNOLOGIA. E. FRANCESCHINI, La tecnologia allarga il gap ricchi-poveri. Uno studio scagiona Reagan e Thatcher, LA REPUBBLICA, 3 febbraio 2014

LONDRA - Tutta colpa di Reagan e della Thatcher. E' questa la risposta di prammatica alle domande sul perché in Occidente il gap ricchi-poveri sia paurosamente aumentato negli ultimi trent'anni e l'ineguaglianza tra l'1 per cento e il 99 per cento della popolazione in Europa e negli Stati Uniti sia diventata più evidente. Ma se la ragione di questo profondo mutamento sociale fosse un'altra? E' la tesi di un libro che fa molto discutere in questi giorni sulle due sponde dell'Atlantico. Si intitola "The second machine age" (La seconda età delle macchine), gli autori sono due accademici americani, Erik Bryniolfsson e Andrew McAfee, e la loro tesi è che la responsabilità di quanto è avvenuto sia da imputare più al progresso tecnologico, in particolare alla rivoluzione digitale, che a reaganismo e thatcherismo.