domenica 13 gennaio 2013

RICCHEZZA, LAVORO ED ECONOMIA CAPITALISTICA. QUALE RELAZIONE? GIUSEPPINA GIUFFREDA, MItologia della ricchezza, IL MANIFESTO, 11 gennaio 2'13

Gli interessi economici e politici da soli non vanno lontano, hanno sempre bisogno di un immaginario che li accompagni. Ed è grazie a una mitologia diffusa ovunque negli ultimi trent'anni da pensatoi, università, mass media, mode e pubblicità che oggi si guarda ai super ricchi sempre più ricchi attraverso le fantasie della Scuola di Chicago: la ricchezza è il giusto compenso all'impresa che perseguendo i suoi fini, e non altro, produce benessere e libertà per tutti, e ogni critica viene da una sinistra che non vuole ammettere la sua sconfitta storica. Ripeti a lungo una bugia e alla fine diventa verità.

sabato 5 gennaio 2013

ITALIA. EVASIONE FISCALE. COME FUNZIONA IL REDDITOMETRO


Da Il corriere della sera, 5 gennaio 2013

ITALIA. VERSO LE ELEZIONI. L'AGENDA MONTI. GIUSEPPINA CIUFFREDA, L'Economist a sinistra del premier, IL MANIFESTO, 4 gennaio 2013


Dove si posiziona ormai si sa, al centro, ma quale centro non è chiaro ai più. E la campagna elettorale non aiuta. Mario Monti definisce oggi le posizioni di Fassina e di Vendola estremiste e "conservatrici" ma nella conferenza stampa della salita in politica ha voluto citare l'Economist del 13 ottobre, un numero che, paradosso, è più vicino alle critiche e alle proposte della sinistra che alle ricette liberiste di cui il settimanale è alfiere. 

domenica 30 dicembre 2012

GLOBALIZZAZIONE E DIFESA DI ECONOMIE NAZIONALI. USA E GRAN BRETAGNA SI DIFENDONO CON I DAZI. GIOVANNI SARTORI, Contro i rischi della globalizzazione Eurolandia può solo difendersi, IL CORRIERE DELLA SERA, 27 dicembre 2012


Qualche tempo fa ricordavo sul Corriere («Un animale senza difese», 12 novembre) che la profonda crisi economica che ci affligge, risale alla globalizzazione dei nostri sistemi economici, esaltata da economisti a nessuno dei quali è venuto in mente che se da noi il costo del lavoro è 20 e nei paesi poveri, mettiamo, dieci volte meno, a parità di tecnologia il mondo benestante va in disoccupazione perché, volenti o nolenti, la produzione dei manufatti si delocalizza dove il lavoro costa meno. Questa è - era - una mia ovvia profezia di una ventina di anni fa.