sabato 22 settembre 2012

IL CASO FIAT. REVELLI M., Uomini e no, IL MANIFESTO, 19 settembre 2012

Non è un problema tecnico. Non c'era bisogno di particolari competenze ingegneristiche o finanziarie per capire, fin dal 21 aprile di due anni fa, quando al Lingotto fu presentato in pompa magna, che il piano «Fabbrica Italia» stava sulle nuvole. Anche un bambino si sarebbe reso conto che quella produzione da aumentare dalle 650.000 auto del 2009 al milione e 400mila del 2014, quel milione di veicoli destinati all'esportazione di cui «300.000 per gli Stati Uniti» (sic!), quel raddoppio o poco meno delle unità commerciali leggere (dalle 150 alle 250mila) in meno di quattro anni, erano numeri sparati a caso. Così come quei 20 miliardi di euro d'investimenti in Italia (i due terzi dell'intero volume mondiale del Gruppo Fiat!), senza uno straccio d'indicazione sulla loro provenienza, senza un piano finanziario serio e trasparente, erano un gigantesco buio gettato sul tavolo verde.

È nato a Cuneo nel 1947. Docente di Scienze politiche dell’Università del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro”. Scrittore, economista e sociologo, si è occupato dell’analisi dei processi produttivi, con particolare attenzione al fordismo, al post-fordismo e al tema della globalizzazione, della “cultura di destra” e in particolare della “destra radicale”, oltre che delle forme politiche del Novecento.

giovedì 13 settembre 2012

CINA. CONDIZIONI DI LAVORO ALLA FOXCONN. REDAZIONE, "Foxconn, condizioni di lavoro disumane" La denuncia di un giornalista infiltrato. LA REPUBBLICA, 13 settembre 2012

TAI YUAN (Cina) - Una fucina di progresso. La fabbrica dei sogni, delle meraviglie. La Foxconn International Holdings, la più grande multinazionale in fatto di componenti elettronici, con un giro d'affari da circa 60 miliardi di dollari e più di 1 milione e 200 mila dipendenti, è il colosso taiwanese dove nascono e vengono assemblati tutti gli esemplari del marchio di Steve Jobs, dagli iPad agli iPhone, fino alla neonata versione 5 del famoso smartphone. Ma dal 2009 la Foxconn è stata spesso tristemente citata sulle pagine di cronaca a causa di una serie di suicidi che hanno coinvolto i suoi dipendenti, stressati dall'iperlavoro e dalle cattive condizioni di vita. A ulteriore testimonianza dello scandalo, arriva il reportage di un giornalista cinese dello Shanghai Evening Post: fingendosi un operaio è entrato nella fabbrica di Tai Yuan, nella provincia cinese dello Shanxi, e ha pubblicato un diario della sua esperienza. Dieci giorni da "incubo" fra notti insonni, mobbing, scarafaggi e disumani tour de force nel polo tecnologico d'avanguardia.


mercoledì 12 settembre 2012

SOCIOLOGIA DEL LAVORO E CASO ALCOA. RICOLFI L., Perchè da noi il salvataggio è impossibile, LA STAMPA, 11 settembre 2012

Come si fa a non stare dalla parte dei lavoratori dell’Alcoa? Non è certo colpa dei salari operai se la multinazionale americana sta chiudendo alcuni stabilimenti non solo in Sardegna, ma in Europa (dismissioni sono in corso anche in Spagna).