lunedì 21 maggio 2018

SUL DENARO SECONDO W. SITI. M. CANGIANO, La smaterializzazione dei desideri di consumo: un saggio di Walter Siti, ALIAS-IL MANIFESTO, 20 maggio 2018

Assumendo il denaro come centro delle sue considerazioni, Walter Siti si muove a metà strada fra l’analisi sociologico-politica e la ricognizione psicologica, dedicando ampie parti del suo volume, Pagare o non pagare L’evaporazione del denaro (nottetempo, pp. 135, euro 12,00) all’analisi del passaggio da una economia industrial-nazionale a una finanziario-globalizzata, e d’altra parte – in forte continuità con la sua produzione narrativa – analizzando gli effetti di questa trasformazione strutturale sul piano della dimensione psicologico-personale.
Mente e corpo dell’individuo diventano così il campo d’indagine sintomatico di quanto accade sul piano dell’economia, le cui trasformazioni – evidenziate dai mutamenti del nostro rapporto quotidiano con quella forma-merce suprema e astratta che è il denaro – si scaricano sulla nostra psiche determinando il modo in cui viviamo.

martedì 15 maggio 2018

RICCHI E POVERI IN ITALIA OGGI. LE AREE TERRITORIALI. G. RIVA, L'economia della conoscenza sta uccidendo la nostra provincia, L'ESPRESSO, 15 maggio 2018

La vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, la Brexit benedetta dai cittadini del Regno Unito, l’ingresso del partito di ultra destra Alternative für Deutschland nel Bundestag tedesco, la schiacciante vittoria di Viktor Orbán in Ungheria e, ancora, l’Italia, con la vittoria elettorale di Lega e Cinque Stelle, portavoce di un malcontento diffuso. Questi avvenimenti, genericamente catalogati alla voce populismo, sono l’effetto di un nuovo modello economico basato non più sull’industria, bensì sulla conoscenza, il cui risultato è la diseguaglianza territoriale in vertiginoso aumento.


domenica 6 maggio 2018

LAVORO E SFRUTTAMENTO OGGI. CALL CENTER. F. MACALUSO, La meglio schiavitù, L'ESPRESSO, 3 maggio 2018

Cristina di Giorgi è una ex operatrice del call center dell’azienda Almaviva, protagonista attivo del più grande licenziamento collettivo della storia d’Italia, allorquando l’impresa lasciò a casa 1666 lavoratori del proprio stabilimento romano.