giovedì 8 agosto 2013

sabato 3 agosto 2013

ECONOMIA CINESE IN NICARAGUA. IAN BREMMER, I rischi del capitalismo alla cinese passano nel canale del Nicaragua, IL CORRIERE DELLA SERA, 2 agosto 2013

Come mai un'impresa cinese pressoché sconosciuta ha lanciato il progetto di scavare un canale attraverso il Nicaragua? Non è stato ancora scelto il percorso definitivo e le sfide ingegneristiche e ambientali da affrontare sono enormi, eppure il governo del Nicaragua di recente ha varato una concessione di 50 anni a favore della società cinese per questo progetto. Si stima che il piano costerà intorno ai 40 miliardi di dollari, cifra quattro volte superiore al Prodotto interno lordo del Paese centroamericano. Sappiamo perché il presidente Daniel Ortega vuole realizzare l'opera: la costruzione del canale difatti contribuirebbe a ridurre la disoccupazione e i diritti di transito potrebbero aiutare il Nicaragua a risalire la china della povertà.

Ian Bremmer (born November 12, 1969) is an American political scientist specializing in US foreign policy, states in transition, and global political risk. He is the president and founder of Eurasia Group, a leading global political risk research and consulting firm, and a professor at Columbia University. Eurasia Group provides financial, corporate, and government clients with information and insight on how political developments move markets. Bremmer is of Armenian and German descent

giovedì 1 agosto 2013

STORIA ECONOMICA. GRAN BRETAGNA E GERMANIA NAZISTA. REDAZIONE, La Bank of England permise a Hitler di vendere l’oro depredato ai cechi, IL FATTO, 1 agosto 2013

E’ forse l’episodio più imbarazzante nel passato della ‘Old Lady’. La Bank of England (BoE) ebbe un ruolo cruciale in uno degli episodi più oscuri della recente storia economica: la vendita dell’oro sottratto dai nazisti dopo l’invasione della Cecoslovacchia nel 1938.

STORIA ECONOMICA. DINO MESSINA, I rapporti economici (segreti) fra l'Italia fascista e l'Inghilterra, IL CORRIERE DELLA SERA, 1 agosto 2013

L’economia conosce strade che spesso la politica finge di ignorare fino all’assurdo della creazione di due mondi paralleli. È quanto avvenne per esempio nell’Italia della prima metà del Novecento nei rapporti con la Gran Bretagna, che era e rimase per una gran parte della nostra società il punto di riferimento principale, come oggi sono gli Stati Uniti. Dal punto di vista culturale e soprattutto economico. Non è un caso che Umberto I di Savoia, già scampato a due attentati, poco prima di morire sotto i colpi della rivoltella di Gaetano Bresci (29 luglio 1900) volle sottoscrivere con i Lloyd di Londra un’assicurazione sulla vita e i suoi eredi anche negli anni in cui il Regno Unito era diventato la Perfida Albione decisero di far gestire il capitale del premio assicurativo dalla Banca d’Inghilterra. Nel secondo dopoguerra l’Italia cercò senza successo di dimostrare che quei soldi spettavano alla Repubblica e non alla monarchia.